Living abroad
Vivere all’estero

May 1st, 2013
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Living Abroad

Going to live abroad is no mean feat. It’s bad enough if you move to a Country where they speak a different language, but even more so if they have different habits from the ones you’re used to.

I think that Great Britain is probably the most unusual Country in Europe, I love it because it is different and always surprising, somehow.

The first and biggest shock is the language. You think you know English, you’ve studied it for many years, you got good grades. Yet you come here and you listen to a conversation between the natives, and then you realize they’re talking something different. They’re probably using a local dialect. And they speak fast. And a little later you notice that everyone talks in a similar way, even BBC presenters, the bus driver, the employee at the post office. Then it hits you: you don’t speak English, really. You’ve now got to learn what you thought you knew already.

Once you get over the language barrier, there are the practical things: road sense for starters. Your life depends on it, so learn fast. They drive in the opposite side of the road in England. One thing you have to watch out: when you cross the road, look at both sides, because the car always comes from where you don’t expect it. When you wait at the bus stop, don’t assume that if you have to go down the hill to your right, you can catch the bus on that pavement, you have to cross to the opposite side. Otherwise, instead of arriving at Piccadilly Circus, you end up in Leytonstone.

When you do pluck up the courage to drive in the UK, there are other minor things you have to be aware of, as well as driving on the left side of the road, such as: drivers stop at red traffic lights, drivers stop when pedestrians cross the road, drivers stop at the Stop sign. Other minor thing, if a driver flashes the headlights, here it means you can go; in Italy it means the opposite: don’t even think about it. A small difference that makes a big difference.

Credits to ehow.com

Then, there’s the whole measurements thing. They’ve been talking about moving from imperial to metric measurements here for twenty years, but people still use the old fashioned system. When I was buying a car the first time and I went to the dealer, I was concerned about fuel consumption, so I asked a simple question: how many km per litre? They guy looked at me as if I had asked something in other language, then he asked me: do you mean, how many miles per gallon? Well, try and figure out the answer, considering that gallons and miles are not even decimal.

But measurements don’t stop at distance. It’s particularly disastrous when you want to try a new recipe and the cookery book talks about ounces, pounds, but in your head you’re thinking of grams and kilos. Not to mention some books that talk about ‘cups’ for measurements. One cup of sugar, two cups of flour. Cup? How big is this cup? Are we talking a fine bone china tea cup, an espresso cup or a mug? What is the reference point here? You try and cook with this measurements and see what results you get. Don’t even try going on a diet, because then you really get lost when they mention losing pounds and stones, and you’re stuck in the kilos mindset.

The quirkiness doesn’t stop here, even playing music is different. I learnt to play the guitar in Italy and when I came here I decided to freshen up, since I was the rhythm guitarist in a rock band we formed. I thought that notes and chords would be called the same, in every language: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do. Well, they’re not. Here they’re C, D, E, F, G, A, B, so Do equals C, Re equals D, and so on. You would think, that if they wanted to use the letters of the alphabet, they would start with A first, but no. Why make it easy? Now try to play TNT from AC-DC for instance, while your teacher is telling you to play E, then G, then A and in your head you’re translating what that chord is in your mother tongue music. By they time you’ve figured it out, the song has moved on and you missed the intro. Just great.

So guys, if you’re thinking of going to live abroad, the challenge doesn’t stop at the first hurdle of learning a foreign language, there’s more to come. And it never stops, the learning is continuous, but fun too.

Have you ever been abroad and experienced different things from your home Country? Would you like to share them?

Vivere all’estero

Andare a vivere all’estero non è roba da poco. Già è dura se ti trasferisci in un Paese dove parlano una lingua diversa, ma lo è ancora di più se hanno usi e costumi differenti dai tuoi.

Credo che la Gran Bretagna sia il Paese più bizzarro in Europa, la adoro proprio perché è così diversa e non finisce mai di sorprendermi.

Il primo e maggior shock è la lingua. Pensi di conoscere l’inglese, lo hai studiato per tanti anni, avevi anche buoni voti. Poi arrivi qua e ascolti una conversazione fra indigeni; dopo un po’ ti rendi conto che parlano qualcosa di diverso. Forse stanno usando un dialetto locale, e chiaccherano pure in fretta. Poi noti che tutti quanti hanno la stessa parlantina, perfino i presentatori della BBC, l’autista del bus, l’impiegato delle poste. Ed ecco il fulmine: tu non parli l’inglese. Devi imparare quello che credevi di saper già.

Una volta superato l’ostacolo della lingua, ci sono altre cose pratiche: come muoversi per strada, per esempio. La tua vita dipende da questo, quindi impara in fretta. In Inghilterra guidano dal lato opposto, quindi quando attraversi la strada, guarda entrambi i lati, perché quella macchina arriva sempre da dove non ti aspetti.
Se devi prendere l’autobus, non dare per scontato che se devi andare verso giù a destra, tu possa prendere il bus su questo marciapiede, tutt’altro, devi prenderlo dal lato opposto. Altrimenti, anziché arrivare a Piccadilly Circus ti ritrovi a Leytonstone.

Quando poi ti viene il coraggio di guidare in Inghilterra, ci sono altri piccoli dettagli ai quali devi prestare attenzione, oltre al fatto che devi guidare a sinistra: gli automobilisti qua si fermano al semaforo rosso, si fermano quando i passanti attraversano la strada, si fermano allo Stop. Un altro dettaglio non meno importante, se un altro conducente ti lampeggia coi fari, qui significa che ti lascia passare, in Italia esattamente il contrario: non ci pensare nemmeno. Una piccola differenza che fa una grande differenza.

Credits to ehow.com

E poi c’è tutta la questione delle misure. Si parla di passare dal sistema imperiale a quello metrico da almeno vent’anni, però la gente qua usa sempre il metodo tradizionale. Quando ho comprato la mia prima macchina e sono andata dal concessionario dell’usato, una cosa per me importante era capire i consumi della benzina, quindi ho posto una semplice domanda: quanti km a litro? Il tipo mi ha guardato come se avessi fatto una domanda in lingua straniera e poi mi ha chiesto: vuoi dire, quante miglia a gallone? Provate a decifrare la risposta, considerando tra l’altro che miglia e galloni non sono neanche misure decimali.

Ma quando si parla di misure non ci fermiamo solo a quelle della distanza. È particolarmente disastroso quando vuoi provare una nuova ricetta e il libro di cucina parla di once e libbre mentre tu nella tua testa hai solo grammi e chili. Non dimentichiamoci poi dei libri che parlano di ‘tazze’ quando si misura. Una tazza di zucchero, due tazze di farina. Tazza? Ma quanto è grande ’sta tazza? Parliamo di una tazzina da tè in porcellana, o una tazzina di caffè espresso oppure una tazzona grande? Qual’è qui il punto di riferimento? Provate a cucinare voi con queste misure e vedete che risultati ottenete. Non vi venga in mente poi di fare le diete, perché allora sì che vi sentiti smarriti quando parlano di perdere libbre e altre strane misure, quando la vostra mente ragiona in chili.

Le stranezze mica finiscono qui, perfino fare musica è diverso. Ho imparato a suonare la chitarra in Italia e quando sono venuta qua dopo un po’ ho deciso di fare qualche lezione privata, visto che suonavo in una band e avevo bisogno di un ripasso. Ebbene, ho dato per scontato che le note e gli accordi si chiamassero allo stesso modo in tutte le lingue: Do, Re, Mi, Fa, Sol, La, Si, Do. A quanto pare, no. Qui si chiamano C, D, E, F, G, A, B, dove C è uguale a Do, D è uguale a Re, ecc. Ma dico, se volevi usare le lettere dell’alfabeto, perché non hai almeno cominciato dalla A? No, niente di tutto questo. Perché rendere le cose facili? Ora provate a suonare TNT degli AC-DC, per esempio, mentre il vostro insegnante vi dice di suonare E, poi G, poi A, e nella vostra testa state traducendo quell’accordo nella vostra madrelingua musicale. Da qui che ci siete arrivati, avete già perso il primo minuto della canzone. Bella figura.

Quindi ragazzi, se pensate di andare a vivere all’estero, le sfide non si fermano al primo ostacolo che è la lingua straniera, c’è ben altro. Non si smette mai di imparare, ma diciamo che ci si diverte anche nel frattempo.

Qualcuno di voi è stato all’estero e ha avuto esperienze diverse da quelle del proprio Paese? Volete condidiverle con noi?

17 Comments to “Living abroad
Vivere all’estero”

  1. elisabetta says:

    E il clima???
    Non gioca un ruolo fondamentale nella difficoltà a ambientarsi in Inghilterra?
    Tutte le volte che ho sentito parlare un italiano della esperienza in G.Bretagna mi ha sempre esposto in maniera molto contrariata il clima: sempre cupo!
    Non sarà stato facile neanche per te abituarti a quel grigiore..

    • martina says:

      Hai ragione Elisabetta. Il clima meriterebbe un post tutto suo. Non mi sono ancora abituata alla mancanza di sole dopo 17 anni. Eppure vivo nell’East Anglia che è la zona più soleggiata della Gran Bretagna. Qua gli inverni durano troppo a lungo e le estati sono come dei flash, brevissime, nel senso che le temperature da sandali durano forse 3-4 settimane.

      Le stagioni intermedie però sono vere e proprie: abbiamo la primavera con lo sbocciare dei fiori nei parchi, e devo dire che quei parchi con l’erba di velluto e tanti narcisi, tulipani, e violette, ecco in Sardegna non li vedi.
      E poi abbiamo l’autunno, dove i marciapiedi e i suddetti parchi si ricoprono di foglie gialle, bronzee, dorate, un’altra festa di colori. Come vedi, cerco di focalizzarmi sugli aspetti positivi, altrimenti c’è da suicidarsi ;-)

      • claudia peduzzi says:

        L’Italia purtroppo non è solo la Sardegna. Vivo nella zona più piovosa d’Italia, l’estate dura 3\4 settimane, da metà giugno a metà luglio. Certi anni i sandali non li ho mai messi. Non abbiamo stagioni intermedie, solo un inverno freddo, lungo e soleggiato e un periodo monsonico, umido e afoso. L’unica cosa che abbiamo in comune con il resto d’Italia è il governo e per quello soprattutto vorrei essere altrove!!!

        • martina says:

          Parole sante Claudia.
          Per quanto riguarda la politica, non ho nessun rimpianto ad aver lasciato l’Italia.

  2. Franz says:

    Da Italiano in UK, condivido tutto al 100%… un po’ ero “preparato” – anche se con le unità di misura ho serissimi problemi, ho “capito” solo quelle relative alla lunghezza! – ma di alcune cose non avevo il minimo sospetto… per esempio la “tazza” (e mezza tazza, e un terzo, un quarto e un ottavo) di farina, o di latte, come unità di misura, così come il tablespoon e teaspoon, che NO, non sono semplicemente cucchiaio e cucchiaino, ma veri e propri misurini pensati ad hoc (e comprensivi di mezzo, un terzo e un quarto di cucchiaino).

    Io sinceramente non ci bado troppo e quando metto gli ingredienti nella macchina del pane uso cucchiai e cucchiaini tradizionali. E per il quarto di cucchiaino vado a occhio. Ma con le tre tazze di farina non si scherza, e neanche con la tazza e un ottavo di tazza di acqua (le istruzioni della macchina del pane dicono, sul serio, “1 and 1/8 cup of water”, e ho troppa paura a fare il pane solo con una tazza di acqua, che ne so, magari mi esce una pagnotta di cemento, boh).

    Comunque, se ci pensiamo, sempre meglio dei “pugni” di questo o di quest’altro che usavano nonne e bisnonne italiane nei decenni passati, unità di misura talmente imperfette e arbitrarie – facendo leva, di fatto, solo ed esclusivamente sulla loro indiscutibile esperienza e maestria, nonché sulla misura della mano – da impedire, alle loro eredi odierne, di avvicinare i loro tentativi a quelle vette di cucina popolare di cui alla nostra generazione non restano che echi di leggenda.

    Per fortuna con le note mi sono salvato. In Italia, a suo tempo, ho imparato quasi subito a seguire la notazione anglosassone, avendo studiato per anni gli standard jazz dai real book, e quindi quando leggo EbMaj7(11#) mi sento in qualche modo “a casa”.

    • martina says:

      Meno male che non sono la sola che ha difficolta’ con ‘cup’ come misura. Anche le istruzioni nella mia macchina per fare il pane usano ‘cups’ e sono andata a cercare su internet cosa significa esattamente, e non ho trovato risposta esauriente. Addirittura in America e UK sono due misure leggermente diverse, come il miglio! Eh si’, ho scoperto anche questa da poco che il ‘mile’ in UK e in America sono due misure di lunghezza diverse.

      Tornando alle nostre nonne, trovo che non solo un pugno di farina sia approssimativo, ma anche un pizzico di sale… :-)

  3. Francesca says:

    Ho capito… se qualcuno decide di espatriare in suolo britannico deve andare ad occhiometro.
    Martina, quello che dici in merito alla lingua mi getta nello sconforto più cupo. How am I to do with the advanced English course I’ve been attending for three years? Non mi serve a nulla, allora! Sto imparando una marea di idioms, arricchisco il bagaglio di phrasal verbs e focalizzo la memoria sulle collocations… e poi, putacaso vado a vivere in UK, mi ritrovo a non capire nulla?! :-)
    Ciao!

    • martina says:

      E’ probabile che durante i primi dieci minuti di conversazione tra due inglesi ti sentirai confusa, perche’ nessuno parla l’inglese che si sente nei corsi con le cuffie… se poi ti ritrovi due persone con l’accento cockney, scozzese, o liverpudlian, ebbene veramente ti sembra che parlino una lingua del tutto diversa.

      Ma non disperare Francesca, lo shock e’ solo iniziale, e con le basi che hai tu, dopo il primo schiaffo morale ti riprendi subito e tra un gesto e l’altro, un sorriso col quale chiedi che ripetano piu’ lentamente l’ultima frase, riuscirai alla fine a comunicare senza problemi :-)

  4. Don says:

    Well, all countries have their pros and cons, the trick is to find the good aspects, and avoid the bad. Driving on the left is more natural as you go around a roundabout clockwise :-)

    Languages are difficult, and trying to speak French has got me into all sorts of trouble. When trying to buy croissants a shopkeeper thought I was ordering garcons – boys! That was really embarrassing, but I survived. When I lived in France you could only buy condoms in a Chemist, they were hidden behind the counter, you had to go and ask – I found this really embarrassing. Especially so when on one occasion the selection of condoms was laid out in front on me by the lady in the chemist shop, I had to choose. With red burning cheeks I was doing so when a whole troop of girl guides walked in and caught me making the choice of condom, the lady explaining the pros and cons for all to hear. I guess that English reserve was my problem. My impression is that many European cousins just take this sort of thing in their stride. So, as you’re cool about this sort of thing, just apply the same attitude when you drive on the left :-)

    • martina says:

      Your ‘adventure’ of buying condoms abroad, reminded me of a story a friend told me. It was 1990 and she was working as a cashier in Boots in The Strand in London. A Russian tourist came to her till with a whole basket full of packets of condoms, nothing else; he had emptied the entire shelf of the shop. After he paid for them he asked if there was more in the storage room. She couldn’t keep her face straight, even when telling me:-)

  5. Jitka says:

    Hi Martina,

    nice blog, thanks!
    and all the mentioned oddities get another dimension returning to your home country after 20 years living abroad, including Great Britain. I got back grams and kilos and even kilometers, can drive on the right side of the road (not that the wrong one was ever problematic to me), but friends got older and we don’t share same experiences anymore …
    So there is a challenge even though this time I don’t need to learn a new language. :)

    • martina says:

      You touched on something quite important Jitka. I came to live in London when I was 20 and then went back to Italy for four years afterwards. When I went back, I seemed to ‘notice’ things that I did not notice when I was living there before. And started to compare Italy and UK all the time. For some things, I had to re-learn how to do, such as driving. It wasn’t so much a case of driving back on the right side of the road, but the general way Italians drive. You had to adapt from a calm, cool driving mode (british) to a crazy get-there-first italian mode. Very stressful indeed.

  6. Lisa says:

    I think the driving thing is extra hard as you are from Italy where I feel any sort of highway code is more of an ambition…….mind you, the Brits are much more relaxed than the Germans about driving and many other things. I loved it over there – although not initially and there are so many positives it really annoys me over here that the governments don’t seem to share ideas – or if they do noone is listening. We could all have so much more if we cherry picked the best ideas.
    You do get surprisingly used to another way of life. So much so for me infact that after seven years in Germany and I moved to Edinburgh (technically also another country to me!) I kept staring everytime I heard English being spoken on the streets!!!

    • martina says:

      I love the idea of governments taking the best from each other and adopting it in their own countries.
      Unlikely to happen though :-(

      You’re the second person who mentioned Scotland as being ‘abroad’ – another one did it on twitter. And this was coming from another Brit!

  7. Liz Ford says:

    Could not have put it better! Thanks Martina, I really enjoyed reading your blog x

  8. I had no idea music was different, but you’re right, starting at C makes no sense at all. As for measurements, my parents (British) are now talking about celsius and kilos, but still cheerfully measuring in miles. It’s a mess!
    Since I’m now living in northern California, where pedestrians wander across car parks and intersections without looking, I find British drivers quite a bit less tolerant. (I obviously wouldn’t survive 2 minutes in Italy!). Yet, the Brits are more inclined to thank other drivers on the road.

    • martina says:

      That’s something I like about driving in the UK, Pauline. British drivers always thank you when you let them through, and they’re always so polite at crossings, they will stop to let you drive through, even if it’s their priority to go.
      This never happens in Italy. You could be stuck at a junction for ages, because no one will let you pass. That’s why we have more road accidents in my Country :-(

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