10 Insecurities for writers
10 Insicurezze degli scrittori

April 3rd, 2013
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10 Insecurities for writers

Writers are not necessarily confident people. They don’t wake up every morning, feeling they have the answer to everything. In fact, quite the opposite. They have doubts, fears, and loads of uncertainties. Maybe I shouldn’t generalize, but if you’re anything like me, when you write a fiction book, you may experience the following insecurities.

1) your story isn’t good enough
You think you came up with an amazing story. You worked hard at it and it’s just wonderful.
Then the doubt slowly sneaks in, merciless. It’s so sly, you don’t even realize.
Suddenly your story isn’t that great after all. It’s not gripping, it’s not cool, it’s banal. Why did you bother in the first place?

2) your readers won’t get the story
Your book about werewolves and vampires is really about the constant struggle between good and evil.
But your readers think it’s about werewolves and vampires. Is it your fault? or their fault?

3) someone else has written the same story
You came up with this story. You haven’t heard it before, it’s fruit of your own imagination.
But what if someone, somewhere, had already written the same story? And possibly told it better?

4) your book won’t sell
You spent months, years, writing that book. It’s taken a lot of effort, time and even money.
But you’ve only sold one copy in the last year. That was probably the one that auntie Carmela bought out of pity.

5) readers won’t like the story
It’s a fantastic book, your editor liked it, your friends loved it, your family is proud of you.
But those readers are hard to please, they keep finding faults, they only give you one-star reviews, what’s wrong with them?

6) typos and errors
You’ve read the book a dozen times. You’ve corrected it, spell-checked it, x-rayed it. Your editor and proof-reader have examined it.
And yet, deep down you know that there are still a few typos hidden, tiny little errors, that only the final reader will notice.

7) readers won’t know your book exists
Your book is there, on amazon, smashwords, every online retailer, even the occasional bookshop.
But it’s hidden below a tons of other books, it’s like the famous needle in a haystack. There’s no way it’s going to get noticed.

8) bad research
Your story takes place during the French Revolution. The crowds are approaching Napoleon’s palace.
He gets fed up with those noisy people and orders a couple of Spitfires to drop a few bombs on them.
Mmmhhh… it doesn’t sound quite right. Should you check your history books again?

9) your book is boring
You can cope with any criticism. Your plot may not be well structured. Your main character is unpleasant. You use too many adverbs.
But can there be anything more soul destroying than being told that your novel is boring?

10) your imagination dries up
Up to now you’ve had more stories in your head than you can tell. You could’ve written 185 books, if only you’d had the time.
But what if one morning you wake up and all your imagination is gone? You can’t even decide what to have for breakfast?

Do you ever feel insecure about anything? If you’re a writer, do any of the above apply to you? Or do you have some new ones?

10 Insicurezze degli scrittori

Gli scrittori non sono necessariamente persone che hanno un grande senso di sicurezza. Non si svegliano al mattino con la certezza di avere le risposte a tutto. In effetti è proprio il contrario. Hanno dubbi, paure, e un sacco di incertezze. Forse non dovrei generalizzare, ma se in qualche modo sei simile a me, quando scrivi un libro di narrativa, potresti avere le seguenti insicurezze:

1) la tua storia non è abbastanza buona
Pensi di aver scritto una storia incredibile. Ci hai lavorato duramente ed è semplicemente meravigliosa.
Poi il dubbio si insinua lentamente, spietato. È così subdolo che neanche te ne accorgi. All’improvviso la tua storia non vale più un granché. Non è accattivante, non è intrigante, è banale. Ma chi te l’ha fatto fare?

2) i tuoi lettori non capiranno la storia
Il tuo libro di vampiri e licantropi in realtà è un libro sulla lotta costante tra il bene e il male.
Ma i tuoi lettori credono che sia un libro di vampiri e licantropi. È colpa tua? O colpa loro?

3) qualcun’altro ha scritto la stessa storia
Tu hai inventato questa storia. Non l’hai mai sentita prima, è frutto della tua immaginazione.
Ma, e se per caso qualcuno, da qualche parte, avesse scritto la stessa storia? E l’avesse pure raccontata meglio?

4) il tuo libro non venderà
Ci hai passato dei mesi, anni, a scrivere quel libro. C’ è voluto tempo, fatica e perfino denaro.
Eppure nell’ultimo anno ne hai venduto solo una copia. E probabilmente era quella che zia Carmela ha comprato perché le facevi tenerezza.

5) ai lettori non piacerà la tua storia
È un libro fantastico, piace al tuo editore, i tuoi amici l’adorano, i tuoi parenti sono fieri di te.
Ma quei lettori sono difficili da accontentare, non fanno altro che trovare difetti, ti lasciano recensioni ad una stella. Ma cos’hanno che non va?

6) refusi ed errori
Hai letto il tuo libro una dozzina di volta. L’hai corretto, hai fatto il controllo dell’ortografia, gli hai fatto una radiografia. Il tuo editor e correttore di bozze l’hanno controllato.
Eppure, sotto sotto, lo sai che c’ è ancora qualche refuso, qualche piccolo errore, che solo il lettore finale noterà.

7) i lettori non sapranno che il tuo libro esiste
Il tuo libro è lì, su amazon, smashwords, su ogni rivenditore online e perfino in qualche libreria.
Ma è nascosto sotto una tonnellata di altri libri, un po’ come il famoso ago nel pagliaio. Non c’è modo che possa essere mai notato.

8) ricerca inaccurata
La tua storia ha luogo durante la rivoluzione francese. Le folle si ammassano intorno al Palazzo di Napoleone. Lui si scoccia per tutta quella gente che fa casino e ordina ad un paio di Spitfire di lanciare alcune bombe su di loro.
Mmmhhh… qualcosa non ti torna. Non sarà il caso di ricontrollare il libro di storia?

9) il tuo libro è noioso
Riesci ad affrontare qualsiasi critica. La tua trama potrebbe non esser ben strutturata. Il tuo protagonista è antipatico. Usi troppi avverbi.
Ma può esserci qualcosa di più avvilente del sentirsi dire che il tuo libro è noioso?

10) la tua fantasia si esaurisce
Finora nella tua testa c’erano più storie di quante ne potessi raccontare. Se avessi avuto il tempo, avresti potuto scrivere 185 libri.
Ma cosa succede se un mattino ti svegli e la tua fantasia non c’ è più? E magari non riesci neanche a decidere cosa mangiare per colazione?

Ti senti mai insicuro di qualcosa? Se sei uno scrittore, ti ritrovi in qualcuna delle insicurezze citate? Oppure ne hai delle nuove?

25 Comments to “10 Insecurities for writers
10 Insicurezze degli scrittori”

  1. Manuela says:

    Il punto 1…personalmente mi devasta, torno ad essere un’adolescente insicura… e in un attimo oltretutto! Dubito, dubito e dubito. Tu come fai?

    • Stefania says:

      Ciao Manuela,

      io credo che Martina abbia messo il punto 1 come primo proprio perché è quello che subito attanaglia ogni scrittore che mette l’ultimo punto. É normale, credo, perché per quanto uno ci prova non riesce mai a distaccarsi completamente dal plot e ad assumere un punto di vista obiettivo al 100%.

      Per questo esistono gli alpha e i beta reader: sceglierli fedeli e spietati allo stesso tempo è un lavoro che richiede dedizione e grande coraggio, perché sai che stai scegliendo delle persone che ti diranno sempre la verità, anche la più brutale.

      Infine, sapere che ci sarà sempre qualcuno che non la penserà come te credo sia il punto di partenza per vivere serenamente le ovvie critiche negative che – volente o nolente – piovono su ogni plot. Tutti hanno i loro critici, anche la Christie e Dante! :)

    • martina says:

      Grazie Manuela per aver condiviso questa tua insicurezza con noi. Forse il punto 1 e’ quello fondamentale: perche’ se dubitiamo di tutta la nostra storia, ci viene davvero la tentazione di mollare tutto.
      Quello che ti ha risposto Stefania e’ quello che faccio anche io: uso i beta reader, persone di fiducia che mi daranno un’opinione obbiettiva sul tutto, in passato ho anche usato degli editor professionisti.
      L’importante e’ non consentire a quei dubbi di distruggere tutto, perche’ il loro potere puo’ essere distruttivo. Ma noi non glielo permettiamo, giusto?

      • Manuela says:

        Grazie Stefania e Martina. Ricevere risposte fa sempre molto piacere. Per quanto riguarda i beta reader…li utilizzo…ma il dubbio, nerastro come un ragnetto da balcone, ogni tanto si ripropone. Credo che dubitare, quando non ti ferma, ti sprona a fare meglio, a dare di più. Le critiche negative le prendo in considerazione solo se costruttive, le altre mi feriscono un attimo, mi fanno arrabbiare ma servono a poco, anzi a niente.
        Che altro dire…adoro sia Dante che Christie!

  2. Stefania says:

    I must tell you, concerning point No 10 I’ve never have problem. On the contrary it’s the lack of time that screws me all the time.

    You mentioned 10 reasonable fears, but I may add another one, which is my worst nightmare, writer-ly speaking: the characters’ souls.

    Maybe it’s because I’ve been traumatized by a horrible high-school Italian teacher (who hated me for some reasons) who kept saying that I was definitely not able to write something valuable. She always said that my narrator ‘tone of voice’ was too weak as well as my characters. She said they never had a point, also in terms of ‘looking alive and real’, if you see what I mean.

    Although 10 years has passed, every time I literally ‘build’ a character I’m going through a lot of troubles and questions: is my character well ‘built’ in terms of emotions and actions? Is he/she enough ‘real’ to seem like one of us? Does he/she think like a human being? Does he/she have enough feelings, and share them with my readers?

    I always show instead of tell whilst writing, I deeply study my characters’ inner being before start writing, and yet I have this fear of being too ‘cold’. I don’t know if it’s the ‘detective eye’ or just this damn nightmare that still keeps me company during some nights.
    Or maybe it’s just an unconscious ‘signal’ no to please myself and keep digging up into my characters’ soul.

    Thank you Martina for the blog, as usual it’s very useful ;)

    • martina says:

      Some teachers have a lot to answer for! I think the role of the teacher should be the one of encouraging their pupils, bring the best out of them, not bash them whenever they (the teachers) feel the pupils have made a mistake.

      It’s very possible Stefania, that somehow, that teacher has seeded the doubt inside your head, an unfounded doubt probably. And whenever you ‘create’ something new, that seed will sprout and will give you nightmares. How awful.

      How can you counteract this? What would I try? I guess, I would ignore those nagging feelings, for a start.
      Then I would imagine my character with my heart, rather than my head. I would try to ‘feel’ what the character would feel if placed in a certain situation. And simply describe his/her emotions, sadness, happiness, anger, whatever is applicable in that specific situation. I’m sure that when you write with your heart, your readers can feel it, the story feels more authentic.

      Also, if you write detective stories, it could very well be that your detective is very cool, detached, thinks with his head and follows his insticts, without going too deep inside his own feelings. There’s nothing wrong with this, because there are people who act this way and they’re still real people.
      In his line of work he may need to be detached, in order to be objective and make the right decisions, and follow the right leads. So, it’s probably the case that you have nothing to worry about :-)

  3. Neanche a dire che mi riconosco in pieno in tutte le 10 paure che, cara Martina, hai abilmente elencato nel tuo post. Tra quelle che mi coinvolgono di più, oltre alla prima metterei anche la numero sei (lo ammetto, sono un po’ maniaca e detesto i refusi, che invece dispettosi cercano di sfuggire agli infiniti controlli). Sento anche molto mia la undicesima, introdotta da Stefania.
    La costruzione del personaggio è per me un momento fondamentale della scrittura e senza un buon personaggio – secondo me – non c’è una buona storia.
    Scrivendo mystery, con uno sfondo giallo, vorrei aggiungere un altro punto: la paura che alla fine qualche snodo della trama mi tradisca, che si intuisca troppo presto il finale o che qualche conto non torni…
    Nel peggiore dei miei incubi i miei lettori mi fanno notare un’incongruenza della storia, di cui non mi sono accorta. E non è una bella sensazione. (un po’ come quei sogni in cui ti ritrovi completamente nuda in mezzo alla gente)
    Come sempre, grazie Martina per questo post che ci permette di scambiare informazioni e, perché no?, anche qualche emozione…
    buona scrittura

    • Stefania says:

      Ciao Giulia,

      da crime novelist, il punto degli snodi del plot che si perdono non è un’insicurezza, è una specie di conditio sine qua non. Sono certa che anche il grande George Simenon, tra un cicchetto e l’altro, avesse di questi problemi.

      Per il mio terzo lavoro – Pull The Trigger – ho cambiato modalità di approccio al problema, ma solo gli alpha e beta reader, alla fine della prima stesura, mi diranno se ho il cambiamento ha giovato.
      Per il resto, mi limito a osservare la realtà quotidiana, di tutte le centinaia di persone che incontro ogni giorno, come se fossi Watson, nella continua speranza (e certe volte…certezza!) che questo faccia bene alla mia mente indagatrice :)

      • martina says:

        Osservare, osservare, osservare, decisamente le tre regole per un buon scrittore di crime fiction. Brava Stefania :-)

    • martina says:

      I refusi, maledetti, per chi e’ perfezionista, sono proprio antipatici. E ne scappa davvero qualcuno, anche tra chi viene pubblicato tradizionalmente. Mi ricordo che leggendo “The da Vinci Code” di Dan Brown ne avevo trovato almeno 3, eppure lui avra’ avuto i top editor!

      Non avevo pensato alla tua insicurezza numero 11, e ora la dovro’ aggiungere alle mie :-)
      E’ vero che scrivendo mystery/crime fiction c’e’ un equilibro non da poco da rispettare: dare qualche indizio qua e la’, qualche ‘hook’ come dicono in inglese, tenendo il lettore interessato, senza rivelare troppo, e al contempo includere l’elemento sorpresa alla fine. Mica da poco!

      Se poi ci aggiungi la paura che in questo cammino tortuoso magari c’e’ un’incongruenza che ti era sfuggita, beh allora la paura si ingrandisce. Non e’ facile Giulia, per niente. Meno male che io scrivo romanzi rosa, che tutto sommato, sono piu’ semplici in questo senso.

      Grazie per aver condiviso con noi quest’insicurezza :-)

      • Manuela says:

        Uhhhhhh quell’undicesimo bastardo! Quello è un tarlo e viaggia accanto al primo, si supportano a vicenda.
        Riassumendo: cerchiamo di essere originali, precise, accattivanti, innovative, etc…e temiamo di essere state scontate, approssimative, piatte, fritte, etc…
        Sembra quasi un disturbo da “dismorfismo”…ed è pur vero che ciò che scriviamo è parte di noi, in modo quasi tangibile.
        E per finire… io dubito di chi non dubita!
        Donne, “gialliste”, scrittrici…devo leggervi, vi metto in coda.

        Martina: il rosa non è il mio forte ma quando ci proverò…ci proverò partendo da una certa self pubb….

        • martina says:

          Manuela mi hai fatto davvero sorridere quando hai detto “dubito di chi non dubita”.
          Insomma, in qualsiasi modo la guardiamo non ne usciamo vincenti :-)

          Si, cara, mettici tutte in fila… io non leggo di solito gialli e mystery, eppure ora ne sto leggendo uno favoloso, di una collega indie.

  4. Federica says:

    Interessante articolo! Più o meno tutti questi dubbi mi tormentano soprattutto la paura dei refusi (a forza di rileggere non li vedo proprio più!) e, dato che non ho una casa editrice alle spalle, che nessuno sappia che il libro esiste. Ci aggiungerei anche la paura di non riuscire a “tradurre” efficacemente l’dea che ho in testa.

    • martina says:

      Grazie Federica per il tuo contributo. In effetti non ci avevo pensato al punto che fai tu: la paura di non riuscire a comunicare in modo efficace quello che abbiamo in testa. Non hai tutti i torti. In fondo noi conosciamo bene la nostra storia e i nostri personaggi, ma riusciamo a trasmetterli ai lettori nello stesso modo in cui noi li vediamo e sentiamo? Da rifletterci su…

    • Stefania says:

      Federica, ti assicuro che certe volte quando hai una casa editrice alle spalle la paura ti deve venire di più! Ho avuto due esperienze con due case editrici diverse: una molto buona, l’altra terribile. Per dire ;)

  5. Yup, I suffer from at least 8 or 9 of these, and I’ve had enough (early) reviews to know there are yet more weak points which I didn’t even realise I should worry about!
    I really love the one about bad research. My wonderful proof-reader caught some innocent line in my book about London busses which was, technically, a historical inaccuracy. I’m sure there are other little problems, too. And number 6 has definitely been keeping me awake at night: who knows if my html code is clean enough to behave itself on all types of e-readers??? :)

    • martina says:

      You’re right Pauline about weak points we don’t realize we should worry about.
      After my novel has been on Amazon for over a year, a friend who downloaded it on his kindle told me that my paragraphs were all over the place, there were extra space between the lines, indentations that should not be there, etc. I was horrified, because when I uploaded it on Amazon KDP, the preview of the book was fine.

      I now have to go through the entire document and use the formatting guide provided by Smashwords, that appears to be the best for creating e-books that will behave properly in all e-readers. Will let you know how I get on with it :-)

  6. patrizia says:

    Quanti dubbi in uno scrittore! Da lettrice penso ingenuamente che tutto “scorra”, che la storia e i personaggi camminino su strade già presenti nella testa dello scrittore, su paesaggi conosciuti. Pensare a tutti i dubbi e a tutto il lavoro che c’è dietro un po’ mi mette in soggezione.

    Chi legge deve farsi semplicemente prendere dalla storia. Da lettrice posso perdonare qualche errore, qualche dimenticanza… ma il libro deve essere scritto bene. Se la punteggiatura è lenta, faticosa, se noto che le frasi sembrano messe lì con la forza, allora mi blocco, non riesco ad andare avanti. Per me un libro è ok quando dimentichi di leggere e vedi le immagini, senti le voci, annusi i paesaggi. Un libro non deve avere forzature, la lettura deve essere un momento di piacere e non si deve intuire la fatica dello scrittore. Buona scrittura a voi e buona lettura a me!

    PS Martina!! ancora col romanzo rosa???? confondi il lettore!! La storia d’amore è un incidente nel resto della trama, secondo me limiti il tuo pubblico di lettori in questo modo! Io, per prima, non comprerei il romanzo rosa, e, se puntassi su quello, a quel punto dovresti accontentare quel tipo di pubblico che in genere vuole la sofferenza ,poi la passione travolgente, lui ricchissimo e piuttosto focoso..La parte sugli aspiranti suicidi è decisamente più avvincente ;)

    • martina says:

      Grazie Patrizia per avere condiviso anche il punto di vista del lettore. Mi piace quando dici “la lettura deve essere un momento di piacere e non si deve intuire la fatica dello scrittore”. In effetti questo e’ importante, perche’ anche io quando leggo, non penso a tutto il lavoro che lo scrittore c’ha messo dentro.

      Per quanto riguarda “Un Patto con una Sconosciuta” hai in parte ragione. Il libro nasce come romanzo rosa, e se si vuole una lettura leggera, va visto in quell’ottica. Se si vuole una lettura piu’ profonda, allora va visto nell’ottica della missione incredibile che Clara si trova davanti. E qui non andiamo oltre… :-)

  7. serena says:

    Queste insicurezze ce le ho tutte, ma non mi preoccupano. Quella che mi preoccupa davvero è la sensazione che potrei passare il tempo con la famiglia, invece che con la penna in mano. Questo mi fa sentire in colpa.

    • martina says:

      Ah Serena, hai toccato un punto dolente per molti scrittori, in particolare chi lavora e ha famiglia. Scriviamo quando troviamo un ritaglio di tempo, e questo tempo dedicato a scrivere viene sottratto ai nostri cari… Il senso di colpa degli scrittori – questo merita un post tutto suo.

      • Manuela says:

        Confermo. Post!!! Io scrivo per 5 minuti…poi lavoro…poi mi concedo altri 5 minuti…poi gioco con mia figlia…poi altri 5 minuti…e sistemo casa…poi 2 minuti…e cucino…poi un ultimo minuto e quindi dormo…un calvario!

        • martina says:

          Riuscire ad ottenere qualcosa di compiuto con cosi’ tante interruzioni e’ una impresa notevole. Brava Manuela! :-)

  8. Carla says:

    Sinceramente ciò che mi preoccupa di più è scrivere un’inesattezza (es. un dettaglio tecnico, nel caso della fantascienza, non plausibile) oppure inserire un’incongruenza nella trama. Sono gli errori più facili, perché la mente tende a ingannarci facendoci ricordare le cose in maniera errata.
    In seconda battuta senza dubbio i refusi, ma lì so già che è una battaglia persa. Per quanto mi ci impegni, qualcuno sfugge. Per gli ebook non mi preoccupo più di tanto, ma sarà sicuramente fonte di ansia quando pubblicherò in cartaceo. Ma poi alla fine chi se ne frega, visto che pubblicherò col print on demand. Se un giorno divento famosa i libri con gli errori diventaranno rari haha :D
    Queste sono cose che mi danno fastidio (anche molto) a prescindere, anche se il libro non lo legge nessuno oltre me. Mi do delle manate in testa e mi do della stupida se accadono. Davvero :)
    Per il resto sinceramente me ne frego. Ho un ottimo rapporto con i miei lettori, ma mentirei se dicessi che scrivo per loro. Io scrivo per divertirmi, per placare il mio “demone”, quindi affronto la cosa in maniera leggera senza pormi tanti problemi. La cosa bella dello scrivere una storia è che tutto può essere cambiato. Se non funziona, poco male, si cambia. Prima o poi la soluzione viene fuori. Il punto 10 (la fantasia) non solo non mi manca, ma proprio mi ossessiona. Sono schiava della mia fantasia, costretta a scrivere appunti ovunque per evitare di impazzire :)
    Mi fa sorridere il punto 3 visto che le mie storie sono cariche di citazioni più o meno involontarie (haha) provenienti da fonti così diverse che sono abbastanza certa che nessuno abbia mai pensato di combinarle proprio in quel mondo. E anche se fosse, ripeto, chi se ne frega? ;)

    • martina says:

      Grazie Carla per il tuo contributo. Sei la seconda persona che commenta sull’insicurezza di scrivere un’esattezza o un’incongruenza, e in effetti era un’altra da aggiungere alla lista, cosi’ diventerebbero 11.

      I refusi sono inevitabili, anche gli scrittori famosi alla Dan Brown li fanno, quindi forse non dobbiamo esser troppo severi con noi stessi.

      Invece sembra che la paura di ‘esaurire’ la fantasia colpisca solo me. Spero sia una paura infondata, perche’ senza fantasia la vita potrebbe essere piuttosto grigia :-)

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