Ouch! That hurt.
Ahia! Mi ha fatto male.

February 20th, 2013
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Ouch! That hurt.

No-one likes to be criticized, let’s face it. It’s not pleasant when people say bad things about us, or about what we do. Of course, there are ways and ways to be critical. Sometimes you can offer constructive criticism, you can point out a flaw, or an aspect that can be improved and maybe even suggest how it can be made better. I welcome this type of feedback. But there are people who simply like to give you a good old bashing, just for the sake of it.

Book reviews are very important for authors, especially indie authors like me. They are a way to receive feedback from our readers and find out what they liked (or didn’t like) about our book. They are also helpful for potential new readers, who may decide to buy a book on the basis of the previous reviews.

My book, both in Italian and English, has received several reviews. Most of them are positive, but there are a few negative ones.

I cannot deny that when I read a negative review I get upset. After all, my book is my baby, I’m very attached to my creature. Those of you who have children will understand how, as parents, we may be critical of our own kids at times, but we don’t like other people to criticize them. I guess it’s natural.

I read somewhere that we tend to remember a criticism we receive, far longer than we remember a compliment. I think that this is true. But I wonder, why do we do this? There is no advantage in holding on to something negative, while it’s much more beneficial hanging on to the positive things in life.

So, let’s play with this a little. Let’s imagine what happens when someone says nasty things about my book. And here I’m focusing on those reviews that bring nothing constructive to the table, but only aim to give it a beating.

Depending on my mood at the time, my thoughts about the reviewer could be: You’re a bitch. You haven’t got a clue. You’ve clearly read someone else’s book. You’re jealous. You can’t even spell, but you dare judge someone else’s writing.

And now, let’s play with the other side. What happens when I read nice things about my book. No matter what my mood is at the time, my thoughts are likely be: You really got it. That sounds great. I’ve got to do more of this. This is so much fun.

Just by re-reading these last paragraphs, my flow of energy changed incredibly. It went from a negative, unpleasant, dark place, to a cheerful, bright and creative one. I like the second one better, after all, it’s definitely more pleasurable and conducive to writing more.

But I am curious. How do you react when others criticize you, or what you do? What effects have compliments on you?

Ahia! Mi ha fatto male.

Non piace a nessuno essere criticato, diciamocelo. Non è carino quando le persone dicono cose cattive su di te, o su quello che fai. Ci sono modi e modi di criticare, naturalmente. A volte puoi offrire una critica costruttiva, puoi far notare un difetto, o un aspetto che può esser migliorato, e perfino proporre come si può perfezionare. Questo tipo di feedback lo trovo molto utile. Ci sono persone però, che amano farti a pezzi, solo per il gusto di farlo.

Le recensioni dei libri sono molto importanti per gli autori, sopratutto quelli indie come me. È un modo per noi di conoscere le reazioni dei nostri lettori e scoprire che cosa è piaciuto (o non è piaciuto) del nostro libro. Le recensioni sono utili anche per potenziali nuovi lettori, i quali possono decidere se comprare o meno un libro sulla base dei commenti lasciati da altri.

Il mio libro, sia quello in italiano che quello in inglese, ha avuto parecchie recensioni. La maggior parte sono positive, ma ce ne sono alcune negative.

Devo ammettere che quando leggo una recensione negativa ci rimango male. Dopotutto, il mio libro è il mio bebé, e io sono molto affezionata alla mia creatura. Chi di voi ha figli capirà come, da genitori, possiamo criticare i nostri figli ogni tanto, ma non ci piace quando lo fanno gli altri. Credo sia naturale.

Ho letto da qualche parte che tendiamo a ricordare le critiche che riceviamo, molto più a lungo di quanto ricordiamo un complimento. Credo sia vero. Ma mi chiedo, perché lo facciamo? Non c’è nessun vantaggio nel restare attaccati a qualcosa di negativo, mentre aggrapparsi alle cose positive della vita offre molti più benefici.

Proviamo a giocarci un po’. Immaginiamo cosa succede quando qualcuno dice cose brutte sul mio libro. E con questo intendo quelle recensioni che non portano niente di costruttivo al tavolo, ma vogliono solo farlo a pezzi.

A seconda del mio umore al momento, i miei pensieri su quella persona potrebbero essere: Sei una stronza. Non hai la più pallida idea. Chiaramente hai letto il libro di qualcun altro. Sei geloso. Fai degli errori d’ortografia e ti permetti di criticare come scrive un’altra persona.

E ora giochiamo dall’altro lato. Cosa succede quando leggo cose carine sul mio libro. Qualsiasi sia l’umore del momento, le mie reazioni potrebbero essere: Hai proprio colto tutto. Incredibile. Devo scrivere ancora di più. Mi diverte da morire.

È bastato rileggere questi ultimi paragrafi e la mia energia è cambiata notevolmente. È passata da una sensazione negativa, spiacevole e cupa, ad una luminosa, allegra e creativa. Preferisco la seconda. Penso che mi concentrerò su questa in futuro, dopotutto è molto più gradevole e incoraggia a scrivere di più.

Tuttavia sono curiosa. Come reagite quando gli altri criticano voi o quello che fate? Che effetto hanno i complimenti su di voi?

16 Comments to “Ouch! That hurt.
Ahia! Mi ha fatto male.”

  1. Anita says:

    Buongiorno Martina, concordo con te, hai perfettamente ragione.
    Mi hai fatto venire in mente l’esperienza vissuta con il precedente portale Self che si occupava della pubblicazione e distribuzione del mio romanzo. Circa un anno fa ho partecipato a un concorso e il primo premio era la pubblicazione del libro con una casa editrice di grandi dimensioni. Uno dei criteri utilizzati per la scelta del vincitore era la qualità dei commenti che gli altri utenti del portale, quindi altri autori, lasciavano all’opera. Ricordo che rimasi di stucco perchè se fino a qualche settimana prima i commenti erano tutti positivi e osannanti d’un tratto divennero negativi e “cattivi” solo per fare uno sgarbo all’autore e impedirgli la vittoria.
    Un abbraccio.

    • martina says:

      La meschinità di alcune persone non finisce di stupire. Spesso le critiche più crudeli arrivano da altri scrittori e non dai lettori.
      Credo anche che le critiche aspre fatte solo per distruggere la dicono lunga su chi le fa, non sul libro sotto esame.

  2. Giovanni says:

    Reagisco male quando vedo una critica negativa che non entra nel merito, gente che pare ti voglia insegnare come andava scritto il libro. Per esempio, alcune critiche da considerare veramente inutili di gente che della mia raccolta di racconti dice “alcuni racconti mi sono piaciuti e altri no, alcuni andavano scritti meglio”, ah bene, cioè? Sapere i titoli di quali sono piaciuti e quali no mica te lo dicono? Peggio ancora sapere cosa c’era di specifico nel racconto X che non andava, questi eccelsi critici manco a pagarli te lo direbbero, perché è chiaro che hanno capito ben poco in generale. Eh, capirai, una giornata può essere di buon tempo col sole o di maltempo con pioggia e vento, non ci vedo altre possibilità. Se c’è la neve è comunque mal tempo. Insomma certe critiche sono decisemente da annoverare come non critiche, ma banalità. Per fortuna che queste finte osservazioni sul mio testo sono appena meno del 5%. Vuol dire che i racconti dicono la loro :) . Peccato che siano pochi quelli che apprezzano e poi te lo dicono, molti restano in incognito, chiedo e mi dicono che è piaciuto, ma non recensiscono. Quando leggi un commento positivo, almeno, si capisce perché il libro è piaciuto. Se lo sono letto per intero. Scrivere bene non è facile e ogni tanto qualche soddisfazione arriva.

    • martina says:

      Mi hai fatto sorridere perché hai ragione sul punto che se uno ti dice che non e’ piaciuta una parte del tuo libro, ma non ti spiega il perché, o quale punto specifico, allora tanto vale fare la critica. Come potrebbe uno difendersi, o cercare di migliorare quello che scrive in futuro?

      Poi c’è anche la questione di chi ama quello che scrivi e non pensa a farti una recensione, ecco, non lo sapremo mai. Se in un mese vendo 20 copie del mio libro e nessuno lascia una recensione, non ho la più pallida idea se il libro è piaciuto o meno e questo può essere disarmante per gli autori indie.

  3. Today I’m going to comment in Italian, sorry Martina’s English readers ;)

    Come hai ben scritto, le sensazioni cambiano a seconda di *come* un commento o una critica sono state scritte.
    Da quando ero al liceo, se quello che faccio non è da 10/10 mi incazzo. Ma me la prendo con me stessa, perché appena vedo l’errore penso: «Scemotta, lo sapevi, lo potevi correggere, ma non te ne sei accorta/te ne sei dimenticata/non ci hai pensato/altro», o comunque è sempre qualcosa di ingiustificabile, perché per me anche il non sapere è ingiustificabile :D

    I commenti/recensioni positive fanno ovviamente piacere, ma a volte penso che se le persone non trovano un difetto in quello che scrivo/faccio, allora i kudos sono immeritati. Insomma, questi due paragrafi sembrano scritti da due persone diverse, però credo che è l’equilibrio tra questi due sentimenti quello che crea il commento/recensione perfetto, quello che ti dà la giusta spinta creativa e motivazionale per continuare ad andare avanti e migliorarti.

    Quando ho finito la primissima stesura di Into The Killer Sphere, alla mia amica Chiara (la mia “consigliera” assoluta) sono bastate le prime 5 righe per “distruggere” tutto il concept. É stata spietata, spietatissima, ma mi ha detto tutto in un modo che mi ha dato una grande sferzata motivazionale a migliorare il tutto e a renderlo quel godibile racconto che è adesso.

    Certo, Chiara è la mia consigliera assoluta, per cui mi conosce benissimo e sa dove volevo arrivare/cosa volevo dire; credo che se un’altra persona sconosciuta mi avesse mosso le stesse critiche non l’avrei presa in questo modo positivo.

    Se una recensione è educata e negativa, può anche passare. Un libro recensito con 40 commenti da 5 stelle su Amazon mi fa storcere il naso. Per dire, Agatha Christie è il mio benchmark da sempre, eppure non tutte le sue opere mi piacciono, e quelli che per me sono i suoi capolavori spesso non sono reputati tali da tutti. Sarò ripetitiva, ma la parola chiave è sempre la stessa: “equilibrio”.

    • martina says:

      Equilibrio è la parola chiave, sono d’accordo.

      Un libro che ha 40 recensioni tutte da 5 stelle fa pensare, perché, nella media, qualcuno a cui piace di meno ci deve per forza essere.

      L’ideale è quel lettore che legge il tuo libro e ti dice cosa gli è piaciuto e cosa non gli è andato giù. E possibilmente qualifica l’esperienza negativa. Ho avuto dei commenti critici che mi hanno detto, per esempio, che non riuscivano ad identificarsi con la mia eroina, in quanto appariva viziata ed egoista, oppure non hanno gradito qualche aspetto surreale delle vicende, ecc. Ecco, questi sono esempi tangibili che aiutano lo scrittore a fare meglio il suo lavoro in futuro.

  4. Hi there, Martina.

    I can relate but it is also true that a writer has to develop a thick skin. Good criticism, aimed at helping the author correct those last typos or clunky phrases that passed the n-th proofread and editing session with your editor(s) are beneficial, nasty comments, often with little justification or unsubstantiated cannot affect the writer. On the other side of the keyboard there was a grumpy soul sharing his bitterness online. My work receives over 80% of good reviews on all sites but I got a couple one-stars and two-stars. Two of those without any comment either, one would say why bother? I also had 5-stars without any comment on goodreads, one would say – you liked the novel so much but didn’t have the time to provide a comment?
    For some it is difficult to express an opinion and only are content to provide their gut feeling. They are not providing a good service to their fellow readers so, again, why bother?

    The perfect story doesn’t exist, as the perfect storyteller is a myth. You can’t please everyone but if you do with some, here and there, then the story has fulfilled its reasons to be narrated.

    Reviewing is a difficult thing, most readers don’t distinguish between a review and a “I liked it” vs “I didn’t like it”. Sites should allow a star system only if a comment is provided and for all others a thumbs up / thumbs down.

    I had another perspective on reviews from readers, mind, not professional reviewers:
    http://www.goodreads.com/author_blog_posts/3486145-the-difficult-role-of-a-reviewer

    • martina says:

      Thank you Massimo for your contribution. Your post on Goodreads is fantastic, there are some aspects that I had not considered before.
      For instance, readers’ expectations: some readers just want more of the SAME story, so if their latest book doesn’t fit with what they expect, they trash it.

      You are right when you say that the writer has to develop a thick skin. I particularly like your paragraph: “The perfect story doesn’t exist, as the perfect storyteller is a myth. You can’t please everyone but if you do with some, here and there, then the story has fulfilled its reasons to be narrated.” This is something I will bear in mind for the future. Grazie!

  5. Ric says:

    I think that positive feedback is not as long-lasting, because it just reinforces what you already think (i.e., that you’ve done a good job). It’s like tail wind when you’re riding a bicycle, you notice it, but you forget about it. But you do notice that pesky head wind far more…

    When something is against you, like negative, non-constructive criticism, it’s likely to have a more profound effect, because it can belittle your efforts and introduces self-doubt.

    All this gets worse because most of us, perhaps not consciously, identify ourself with what we do.

    • martina says:

      This is quite a profound analysis Ric, and I really appreciate it.
      Harsh criticism can make you feel inadequate, incapable, and then you start doubting yourself.
      And, as you say, if we start identifying who we are with what we do, then the whole foundations start to crumble.
      Better not to even go there…

      We need to develop a thick skin, as Massimo pointed out earlier :-)

  6. Lisa says:

    I personally find it easier to criticise than give praise, but equally I hate criticisms made of me, and tend not to believe praise. Perhaps this is something rather wrong with my psyche or I’m a horrible person trying to disguise myself as a nice one!
    The key I think is it to remember not everyone likes the same thing and so just cos they don’t like yours says more about them than about you but needless criticism is un-necessary- although we all indulge!

    • martina says:

      At least you’re honest Lisa!

      The key issue with my post wasn’t so much about people liking or not liking my book. Tastes are different and we can’t all like the same thing (thank God!) My problem is with people who simply like say to nasty things, just for the sake of it. And there’s quite a few out there.

  7. serena says:

    Reagisco più o meno come te. Ma sempre meglio avere qualcuno che critica, bene o male, i tuoi lavori, che non avere nessuno che fa la fatica di leggerli.

    • martina says:

      Su questo sono d’accordo Serena. A parte due recensioni da una stella dove i lettori hanno dichiarato che il mio libro era così terribile che non sono riusciti a finire di leggerlo.
      E qui mi viene il dubbio, si sono fermati a che punto? al primo capitolo? al decimo? oppure?
      Hai il diritto di fare a pezzi un’opera della quale non hai nemmeno terminato la lettura? Praticamente, stai criticando ciò che non conosci.

  8. La peggiore recensione a un mio libro è stata scritta il 25 dicembre… Lo ammetto, la prima cosa che ho fatto è stata chiedermi “possibile che c’è qualcuno che il giorno di Natale non ha niente di meglio da fare che prendersela con il mio libro? Ma non si diceva che a Natale si diventa tutti più buoni?”
    Detto questo, non credo che una cattiva recensione possa ‘uccidere’ uno scrittore. Abbiamo la fortuna di fare un bellissimo lavoro, così credo che questo è uno dei prezzi che dobbiamo pagare. Essere esposti ai venti e alle intemperie.
    Le critiche, se rispettose e costruttive, non possiamo far altro che accettarle. Se possibile, anche farne tesoro.
    Mi lasciano però un po’ perplessa giudizi troppo bruschi e sintetici del tipo: questo libro è brutto. No, ‘non mi piace’ o altro… ‘brutto’.
    Giudizi così mi sembrano rispettare poco i lettori a cui il libro è piaciuto, ancora di più che lo scrittore che lo ha scritto.
    Per il resto, sono d’accordo con Massimo Marino, che conosco ‘virtualmente’ e stimo: “The perfect story doesn’t exist, as the perfect storyteller is a myth. You can’t please everyone but if you do with some, here and there, then the story has fulfilled its reasons to be narrated.”

    • martina says:

      Certo che una persona che il giorno di Natale ha proprio voglia di scrivere una brutta recensione, senza qualificare il perché il tuo libro non le è piaciuto, la dice lunga su questa persona.

      Hai anche ragione quando sostieni che uno che dice ‘questo libro è brutto’ in qualche modo manca di rispetto ai lettori che l’hanno apprezzato.

      La realtà è che non possiamo piacere a tutti, Ci sono quelli che ce lo diranno in maniera criticamente costruttiva e quelli che ci diranno semplicemente che il libro è “terribilmente banale” – come è successo a me.

      Quello che mi incuriosisce sono le vere motivazioni di una persona che lascia certi commenti. Il post di Massimo su Goodreads è molto interessante perché esamina anche quest’aspetto. Cerco sempre di capire perchè le persone agiscono in certi modi, e devo ammettere che quelli che attaccano un qualcosa o qualcuno solo per il gusto di farlo (apparentemente) sono un vero puzzle per me.

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