Is life better than fiction?
La vita è meglio di un romanzo?

February 6th, 2013
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Is life better than fiction?

Have you ever felt unwell while at work? Perhaps you’ve had a headache, a temperature, or an upset stomach.
Many years ago my husband started to feel ill, he developed a temperature, aches and pains and sneezing, while at work. He decided it was best to go home. But before he left, he went to tell HR.

The lady in HR insisted he should go and see the nurse at work. My husband didn’t feel it was necessary, since it was a simple cold, but the HR woman insisted.

He went to the medic room, and the nurse asked him to sit on the bed. He told her that he just had a cold and wanted to go home, but she insisted he’d sit on the bed while she filled in some forms. The nurse tried to pull the curtain around his bed, but he told her it was not necessary. She ignored him and then went towards her desk. Within seconds something hard and heavy fell on my husband’s head and knocked him back onto the bed. It was a wooden stretcher that had been leaning on the curtain rail (unbeknown to him).

While my husband was still in shock, the nurse ran away and started shouting: “Help, help, I’ve killed him! Help!” Within minutes he was rushed to A&E. When he got there he was very dizzy, a big lump had come out on his head, and he was definitely feeling much worse than a couple of hours earlier. He survived this incident, but his pride didn’t do so well, since he had to put up with endless jokes from colleagues, doctors and nurses.

When I was reading various books about how to write fiction, I noticed that it’s often mentioned that whatever we describe has to be credible. The reader has to believe that such a thing can really happen in life (unless you’re writing sci-fi, fantasy, paranormal, etc). As would-be writers, we are advised against describing events that are unlikely to happen, examples often cited are: unusual coincidences, people waking up from a coma after years, characters losing their memory, etc.
Let’s examine a couple.

Events that are unlikely to happen. How likely is it that a stretcher falls on your head, when you sit on a bed?

Coincidences. This is one of my favourites, because I seem to attract them. When I was working in London many years ago, I used to take the tube to go to the office. One day the northern line had severe delays, so I decided to walk to work. As I was crossing at a pedestrian light, a group of people was coming from the opposite direction. Among them, there was my French teacher! I hadn’t seen her for years: she was my French teacher from Italy! She told me she was just visiting for a
few days. What are the odds of bumping into someone you know among seven million people? I’m not talking about meeting another Londoner, I’m talking about someone who lived abroad and only visited the UK once every few years.

Another one: while in Venice, a few years ago, my husband and I decided to have a coffee at a small bar, on one of the side roads. We didn’t want to go to a bar where the tourists go, we wanted something for the locals. We were having our coffee, the door opened and who happens to enter the bar? My doctor from Cambridge! In 17 years of me living in the Cambridge area, I’ve never, ever, bumped into him here, but I happen to bump into him when I go on holiday in Venice!

The above are just two examples of oddities I’ve experienced, there are many more. And yet, if I described such coincidences in my books, I would be breaking some rules. Someone could say that my characters and events are not credible, and so on.

I think that life always beats fiction. Because some of the things that happen in real life, are often so unreal, that we couldn’t make them up.

Do you have any funny, unusual, incredible stories to share?

La vita è meglio di un romanzo?

Vi è mai capitato di sentirvi male a lavoro? Forse avevate mal di testa, un po’ di febbre, oppure mal di pancia?
Parecchi anni fa mio marito, mentre era a lavoro, ha iniziato a stare male. Gli è venuta la febbre, dolori dappertutto e ha cominciato a starnutire. Ha deciso che era meglio tornare a casa, ma prima di andar via si è recato all’ufficio del personale.

L’impiegata delle risorse umane gli ha chiesto di fare un salto in infermeria. Mio marito sapeva che non era necessario, in quanto si trattava di semplici sintomi influenzali, ma la tipa ha insistito.

Allora è andato in infermeria, l’infermiera di turno gli ha chiesto di sedersi sul lettino. Lui le ha detto che aveva una semplice influenza e voleva solo tornare a casa, ma pure lei ha insistito, intanto avrebbe compilato alcuni moduli. L’infermiera ha cercato di chiudere la tendina/schermo intorno al letto, mio marito le ha detto che non era necessario, lei ha continuato e si è poi diretta verso la sua scrivania. Entro pochi secondi qualcosa di pesante e duro è precipitato sulla testa di mio marito facendolo collassare sul letto. Si trattava di una barella di legno che casualmente era appoggiata sull’asta scorri-tenda (senza che lui ne fosse a conoscenza).

Mentre mio marito era ancora sotto shock, l’infermiera è corsa via e urlava: “Aiuto, aiuto, l’ho ucciso!” Entro pochi minuti l’hanno trascinato al pronto soccorso. Quando è arrivato, aveva forti capogiri e gli era comparso sulla testa un enorme bernoccolo. Si sentiva decisamente peggio di due ore prima. Mio marito è sopravvissuto all’incidente, il suo orgoglio un po’ di meno, visto che ha dovuto subire le battute ricorrenti dei colleghi, infermieri e medici.

Mentre leggevo vari libri che insegnano come scrivere un romanzo, ho notato che questi parlano spesso del fatto che gli eventi che descriviamo nelle nostre storie devono essere credibili. Il lettore deve credere che questo fatto può accadere veramente nella vita (a meno che tu non scriva fantascienza, fantasy, paranormale, ecc). Ai futuri scrittori si raccomanda di non raccontare storie improbabili, gli esempi citati sono: coincidenze insolite, gente che si sveglia da un coma dopo anni, personaggi che perdono la memoria, ecc.
Esaminiamone un paio.

Storie improbabili. Quali sono le probabilità che ti cada in testa una barella mentre sei seduto su un lettino?

Concidenze. Queste sono le mie preferite, perché io le attraggo. Quando lavoravo a Londra tanti anni fa, prendevo la metro per andare in ufficio. Una mattina la northern line aveva dei grossi ritardi, così ho deciso di andare a piedi. Mentre attraversavo al semaforo, un gruppo di persone veniva nella direzione opposta. Tra di loro c’era la mia insegnante di francese! Non la vedevo da anni: lei era la mia insegnante in Italia! Mi ha detto che era venuta a Londra per alcuni giorni. Di nuovo, quali sono le probabilità di imbatterti in qualcuno che conosci tra sette milioni di persone? Non sto parlando di incontrare un altro abitante di Londra, ma di qualcuno che viveva all’estero e veniva in Inghilterra ogni quattro o cinque anni.

Eccone un’altra: mentre ero a Venezia con mio marito, alcuni anni fa, un giorno abbiamo deciso di prenderci un caffè al bar di una viuzza. Non volevamo andare nei grandi bar pieni di turisti, volevamo provarne uno dove ci andavano quelli del posto. Mentre prendevamo il caffè, si apre la porta e chi compare? Il mio medico di Cambridge! In 17 anni che vivo nella zona di Cambridge, non mi è mai capitato, neanche una sola volta, di imbattermi in lui; chiaramente doveva accadere quando andavo in vacanza a Venezia!

Questi sono solo due esempi delle stranezze che mi sono capitate, ce ne sono molte altre. Eppure, se descrivessi tali coincidenze nei miei libri, infrangerei le regole. Qualcuno potrebbe dire che i miei personaggi ed eventi non sono credibili, e robe simili.

Io penso che la vita superi sempre qualsiasi romanzo; in quanto alcune delle cose che accadono nella realtà sono talvolta così surreali, che non arriveremmo mai neanche ad immaginarle.

Avete qualche storia insolita, divertente, incredibile da condividere?

13 Comments to “Is life better than fiction?
La vita è meglio di un romanzo?”

  1. One of the stories of my brand new ‘Cutting right to the Chase’ (it’s still in editing, though) talks about a scam happened to my boss when I was working in a office in Italy. I saw everything and – without quoting the real names – I put everything into my story.

    All my beta readers told me that the story is so unreal, therefore my readers won’t believe it for sure. Nevertheless, it’s a true story.
    Sometimes, as you said, life is way too better than fiction. The problem is making the readers realise it!

    • martina says:

      It’s a really tricky balance. On one hand the fiction needs to be sensational, extraordinary, original, to keep the reader’s interest going, on the other hand, it has to be believable. I understand what you’re saying, if the reality is so ‘out-there’ and you try to describe it, it may not be well received.

      We need to learn how to go about this. We’re still babies when it comes to writing, maybe we need to experiment a bit and see what works and what doesn’t.

      Good luck to us! :-)

  2. Complimenti, cara Martina, un bel post.
    La conferma che la realtà supera sempre l’immaginazione.
    È per questo che per risultare credibile l’immaginazione, e quindi la scrittura, – sono convinta – debbano sempre fare un piccolo scarto rispetto alla realtà.
    La realtà ci ispira, ma senza la sua trasformazione non esiste la creazione artistica, sia essa un quadro, un libro, una scultura…

    • martina says:

      Grazie per le tue belle parole Giulia.
      Non avevo pensato a questa tua osservazione: quello del dover fare un piccolo scarto rispetto alla realta’.
      Ha molto senso cio’ che dici, anche se il cuore piange quando vuole scatenarsi a raccontare cose straordinarie (anche realmente accadute) e invece bisogna tirare un po’ le briglia.

      Trovare l’equilibrio giusto: fra cio’ che puo’ realmente accadere e cio’ che e’ accettabile o credibile che accada. Bisogna lavorare molto su questo.

      Ed e’ vero che la realta’ ci ispira, ma solo trasformandola abbiamo la creativita’. Grazie anche per questa perla :-)

  3. loraine mcvey says:

    I agree life always beats fiction! How many times have you heard people say in their work places, social groups or whatever … oh I could write a book about my experiences of …. Lots of us think we have a story to tell (not everyone takes that leap though!) This brings up interesting questions for me such as why do we like (or dislike) fiction? Is it because we like (or dislike) reading something somewhat familiar that we can relate to?

    I’m with you on coincidences. Remind me to tell you the story of when I lived on a kibbutz in Israel in the Golan Heights. Many people will not even know where this is but it turns out my path crossed in very unique ways with no less than 5 people from all over the world that I met on this kibbutz within about a year of returning to England.

    • martina says:

      Wow! Your experience of crossing your path with five (not one, not two, but five!) people whom you met at this kibbutz sounds incredible, it beats all coincidences I’ve ever heard of so far.

      I’d like to hear this story very much Loraine! When you have the chance, of course :-)

      Also, your question about fiction. Why do we like it? or dislike it? I’d never asked myself that.
      Do you mean, why do we like/dislike fiction in general? or a specific work of fiction?

  4. Beh, è vero che la realtà supera la fantasia. Io però non sopporto quando si fanno lezioni di scrittura e la gente mi dice che i personaggi devono essere veri. Il problema è che la gente che dice queste cose non ha mai letto o scritto troppo. I personaggi non possono essere veri, non stiamo scrivendo un saggio, una biografia, che poi anche in quel caso qualcosa lo si altera. La cosa importante è che funzioni il concetto di “sospensione dell’incredulità”, che il personaggio ci risulti interessante, poi quello che fai non potrà mai essere il calco preciso di ciò che farebbe una persona esistente. E ci sono tanti esempi nelle serie americane di come la sospensione dell’incredulità possa ammettere personaggi o storie inverosimili, ma piacevoli. Una su tutte Alias, di JJ Abrams, piena zeppa di cose irreali impossibili, ma raccontata nel modo giusto che ti trascina dentro la storia e alla fine ti lasci convincere, oppure Lost. :)
    Il vero punto è il come racconti cosa.
    Bell’articolo comunque.

    • martina says:

      Grazie Giovanni. Mi piace l’idea di non fissarci troppo sulla credibilita’, ma invece di far funzionare bene il concetto di sospensione dell’incredulita’.
      Quest’ultimo e’ stato per me un vero challenge nel mio romanzo “Un Patto con una Sconosciuta” perche’ gli eventi descritti, in parte, sono surreali.
      Nonostante si verifichino dei fatti strani, la storia scorre bene? Convince il lettore? Solo lui puo’ giudicare alla fine, ma la cosa interessante e’ che anche i lettori percepiscono un libro in modo diverso – quello che funziona per uno, non funziona necessariamente per l’altro.

      E per noi che proviamo a scrivere, c’e’ tanto da imparare, e da divertirsi naturalmente :-)

    • Carla says:

      Stavo per lasciare più o meno lo stesso commento :)
      Non è affatto vero che nella finzione si devono raccontare degli eventi che potrebbero accadere veramente, tranne che in certi generi. Niente di più falso. In tutti i generi di libri si devono raccontare dei fatti in modo tale che i lettori li ritengano credibili nel contesto del libro stesso o anche solo di quel particolare passaggio del testo. Questa è una cosa ben diversa dall’affermare che devono essere loro stessi credibili.
      D’altronde si parla di finzione e non di realtà. Non dimentichiamolo.
      La bravura dello scrittore consiste nel far accettare al lettore le cose più assurde.
      Con il tuo libro, Martina, lasciatelo dire, l’hai fatto alla grande.
      Se un autore non è bravo nell’applicare la sospensione dell’incredulità, la storia che sta scrivendo suonerà falsa anche se ispirata a fatti reali.

      • martina says:

        Vedo che tu e Giovanni siete in sintonia, e ti ringrazio per avermi rassicurata.
        Non ho dato mai per scontato di esserci riuscita con effetto ad applicare la sospensione di incredulita’, quindi mi fa piacere che almeno per te abbia funzionato.

        Nella tua serie “Deserto Rosso”, visto che e’ fantascientifica, il challenge era ancora maggiore, eppure, come lettrice mi sono sentita trasportata su Marte, come se fosse la cosa piu’ naturale – questo si’ che e’ un ottimo risultato! Complimenti Carla! :-)

        • Carla says:

          Grazie cara :)
          In realtà penso che sia anche più difficile quando ci si trova a descrivere la realtà di tutti i giorni, piuttosto che qualcosa che sfugge alla nostra quotidianità. Siamo più portati a credere a qualcosa che non conosciamo, perché non abbiamo termini di paragone. Nel mio caso credo che la parte più difficile non fosse quella legata a Marte, bensì rendere plausibili i gesti dei personaggi, soprattutto quelli dalla logica abbastanza discutibile, se visti al di fuori del passaggi in cui sono descritti.

          Nel tuo caso il campo minato, soprattutto per una lettrice come me (cioè di Cagliari), è proprio la parte in cui ti soffermi a descrivere la gente e i luoghi. È lì che è più facile perdere credibilità. Però te la sei cavata ;)

  5. Lisa says:

    There are always freak events that occur and you could never see – hence allt he stupd H&S stuff to try and prevent freak accidents occurring when this would never help! I don’t mind weird things happening in a story as long as it is not too handy for the progression of the story. If you have ever read “The Siege” by Helen Dunmore (a fabulous book) but the heroine gets help from a previous work colleague more times than I would like her to – she always seemed to pop up and help just as options were running out or going wrong!

    What happened to the HR lady at Phil;’s work? Hopefully she will let people with colds go home in future!!

    • martina says:

      He doesn’t remember what happened to the HR lady… I do hope she learnt her lesson. How something small can turn into a huge problem…:-)

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