Murphy’s Law
La Legge di Murphy

December 5th, 2012
Select your language:
 
Scegli la tua lingua:

Murphy’s Law

“If anything can go wrong, it will.” I had a taste of this recently, when I decided to spend a day in London. The book I’m working on is set in London and I wanted to see the places that are mentioned in my story. I had planned to take photos of these spots, so I could describe them more accurately later on.

My husband suggested I use Google Earth, and see all these locations in London from the comfort of my own home. But writers don’t simply want to see, we want to feel the place, smell it, hear it, touch it. And pay a visit to the shops, while we’re at it.

I looked at the weather forecast for the capital: Thursday that week was supposed to be sunny, so I arranged to take a day off work. When I got up that morning, the sky was grey in Cambridgeshire. Not a great start, but surely it would be better in London.

While I was on the train, I decided which places I would visit. My main character lives in Hampstead, so that was going to be my first stop. I downloaded Google Maps on my Blackberry phone, because I needed some sort of guide to tell me where to go. I am useless at directions. I used to live in London in the past. But even if I have been to a place many times, I still struggle. I’m not great with maps either, that is why I thought Google Maps on the phone was a good app: it actually tells you where to go – if you programme it right, that is.

Once I got to King’s Cross station, I headed straight for the underground. I arrived at Hampstead tube station with great expectations. It was raining. Yes, you read right: it was raining. Hadn’t the BBC Weather forecast said that it was going to be sunny in London? OK to get it wrong, a little wrong, but so wrong? I had no umbrella of course, because I had placed my trust on the experts.

I walked around the lovely streets in Hampstead and saw a few spots which were perfect for my book setting. I decided to take some pictures. Yes, I decided, but my blackberry phone decided against me. It wasn’t cooperating. What was wrong? There wasn’t enough light, apparently. So what? Don’t phones have a flash? Why wasn’t mine coming on? I tried various buttons, but no flash, no photos. It was one of those moments in life where throwing that damn phone and stamping on it would’ve been perfectly justifiable. But I still needed it.

What else could I do to memorize the scenery? I needed to take notes. I hadn’t brought my pen and paper, because my phone had a recording option. So I thought I could dictate my comments. Not a problem. My story is set in the summer, during some glorious hot days. But there I was, on a beautiful hilly avenue, leaning against a tall tree which provided some shelter from the rain, its golden wet leaves gently falling over me. Yes, I was trying to imagine the same setting in the summer. Did I mention that it was also cold? My hands were frozen, and my phone was shaking – as was my voice.

My next stop was King’s Road, where I bought an ice-cream. I know, I did wonder if it made much sense to buy one, but the vanilla and chocolate flavours looked irresistible. I think it would’ve tasted better in July, as it was so icy that I could barely detect the taste. Also, it’s no mean feat carrying a blackberry on one hand and an ice-cream in a tub with the other: I didn’t have a spare hand for the spoon. I should’ve got a cone version, but two flavours didn’t fit in a cone – maybe I wasn’t meant to eat ice-cream that day.

I then walked towards Victoria, and I finally reached St James’ Park. At this point, I noticed, with great worry, that my phone’s battery was getting very low. Why on earth was my battery dying? I hadn’t made a single phone call, nor taken any pictures yet. Then I happened to notice that Google Maps had kept track of each single movement I had made. I hadn’t asked it to do so, but it had deliberately decided to spy on me, and in doing so, it was eating all the power from the phone. “Quickly, let’s get some photos of St James’s Park, before it’s too late.” I managed a few, and then my device died. What a failure of technology. Just when you think you can trust it.

Lessons learnt for future expeditions: do not trust the weather man, when in the UK, carry an umbrella at all times; take a proper camera with you; make sure you have pen, paper and a map. If you can’t read maps, don’t bother.

La Legge di Murphy

“Se qualcosa può andar storto, lo farà.” Ho avuto un piccolo assaggio di questo, proprio di recente, quando ho deciso di trascorrere una giornata a Londra. Il libro sul quale sto lavorando è ambientato a Londra, così volevo vedere i luoghi menzionati nella mia storia. Avevo pianificato di fare delle foto, in modo da descrivere questi posti più accuratamente.

Mio marito mi ha proposto di usare Google Earth, e di vedere queste zone direttamente da casa mia, sul PC. Ma gli scrittori non vogliono semplicemente vedere, noi dobbiamo avere un feeling per un determinato posto, sentirne i profumi, i suoni, toccare con mano. E fare un salto nei negozi, visto che ci siamo.

Ho guardato le previsioni metereologiche per la capitale: quel giovedì ci sarebbe stato il sole, così mi sono organizzata e ho preso un giorno di ferie. Quando mi sono alzata quella mattina, il cielo del Cambridgeshire era grigio. Non un buon inizio, ma sicuramente sarebbe stato meglio a Londra.

Mentre ero sul treno, ho deciso quali posti avrei visto. Il mio personaggio principale vive ad Hampsted, così quella sarebbe stata la mia prima fermata. Ho scaricato Google Maps sul mio Blackberry, in quanto avevo bisogno di una guida che mi dicesse dove andare. Sono una frana nell’orientarmi . Un tempo vivevo a Londra, ma anche se sono stata in un posto parecchie volte, faccio sempre fatica. Non sono neanche brava a leggere le cartine, ecco perché ho pensato che Google Maps sul telefonino fosse una buona app: ti dice esattamente dove andare, se lo programmi in modo giusto, intendo.

Una volta giunta alla stazione di King’s Cross, mi sono diretta verso la metropolitana. Sono poi uscita dalla stazione di Hampstead con grandi aspettative. Pioveva. Sì, avete letto bene: stava piovendo. Ma la BBC Meteo non aveva detto che ci sarebbe stato il sole a Londra? Va bene sbagliarsi, un pochino, ma così tanto? Non avevo l’ombrello naturalmente, perché mi ero fidata degli esperti.

Ho iniziato a camminare nelle graziose stradine di Hampsted e ho notato dei posticini perfetti per il mio libro. Così ho deciso di iniziare a fare le foto. Sì, ho deciso, ma il mio Blackberry ha deciso contro di me. Non voleva collaborare. Qual’era il problema? La mancanza di luce, a quanto pare. E allora? I cellulari non hanno il flash? Perché il mio non si attivava? Ho provato a pigiare i vari tasti, ma niente flash, niente foto. Era uno di quei momenti nella vita dove lanciare il cellulare per terra e poi calpestarlo con forza sarebbe stato perfettamente giustificabile. Però ne avevo bisogno.

Cos’altro potevo fare per memorizzare la scena? Avevo bisogno di prendere appunti. Non mi ero portata carta e penna, perché col mio telefonino si poteva registrare. Così ho pensato di dettare i miei commenti. Nessun problema. La mia storia ha luogo d’estate, durante alcune giornate calde e meravigliose. Ma io ero là, su questo bel viale alberato, appoggiata ad un albero che mi riparava dalla pioggia, mentre le sue foglie dorate e bagnate mi cadevano delicatamente addosso. Sì, stavo cercando di immaginare la scena d’estate. L’ho detto che faceva anche freddo? Le mie mani erano congelate, e il mio cellulare tremava – così anche la mia voce.

La prossima tappa era King’s Road, dove ho comprato un gelato. Lo so, me lo sono chiesta se avesse senso, ma quei gusti vaniglia e cioccolato parevano irresistibili. Sono sicura che sarebbe stato più buono a luglio, visto che era così ghiacciato che non riuscivo neanche a sentirne il gusto. Come se non bastasse, tenere un telefonino con una mano, e un gelato in coppetta con l’altra, mica è facile: mi mancava una mano extra per il cucchiaino. Avrei dovuto prendere il cono, ma i due gusti non ci stavano nel cono – forse non era destino che mangiassi il gelato quel giorno.

Poi mi sono incamminata verso Victoria e alla fine sono arriva a St James’ Park. A questo punto ho notato, con grande preoccupazione, che la batteria del mio cellulare si stava scaricando. Com’era possible? Non avevo fatto nessuna telefonata e neanche scattato una foto. Mi sono accorta che Google Maps aveva tracciato tutto il mio percorso, fin dall’inizio. Non gliel’avevo mica chiesto di fare questo, ma aveva deciso di spiarmi, e così facendo si stava divorando tutta l’energia.

“Veloce, facciamo qualche foto a St James’ Park prima che sia troppo tardi.” Sono riuscita a farne alcune, prima che morisse il cellulare. Che tecnologia fallimentare. Proprio quando pensi di poterci fare affidamento.

Lezione per le spedizioni future: non fidarti dei metereologi, quando sei in Gran Bretagna prendi sempre l’ombrello, usa una macchina fotografica vera e propria, assicurati di avere carta, penna e mappa stradale. Se non sai leggere le mappe, lascia perdere.

13 Comments to “Murphy’s Law
La Legge di Murphy”

  1. Rob Falla says:

    Sounds like you had something of an adventure.

    I hope you get a chance to experience these same venues in July. Everything changes. There are more people, they are generally happier, the atmosphere is happier and the air feels pregnant with possibility.

    Next time consider taking one of those disposable cameras as a backup. :)

    Thanks for sharing this story.

    • martina says:

      You’re right Rob. I’ve often been to the Parks in London during the Spring or on a gorgeous summer day.
      The atmosphere is fantastic, and everyone is more friendly and chatty, than normal.

      If it hadn’t rained the day I last visited, it would’ve been perfect. The autumn colours were like a fairy tale :-)

  2. serena says:

    Che nervi!!
    E’ come quando scrivi una ventina di pagine dettata dal momento e poi viene il temporale e ti fa saltare tutto senza che tu abbia avuto il tempo di salvare… ma forse nel tuo caso puoi far tesoro del danno: la memoria seleziona da sè quello che conta. Se ci sono dettagli che ti ricordi meglio di altri, è perché ti hanno colpito di più. E se hanno colpito te, colpiranno anche un lettore X.

    • martina says:

      Che bel modo di rivoltare una giornata negativa con un commento positivo.
      Ci sono stati dei posti che mi hanno colpito, come mi colpiscono sempre, tipo St James’ Park. Lo adoro. Infatti ho scelto queste foto per il post. Spero solo di riuscire a descriverlo nello stesso modo in cui mi fa sentire :-)

  3. Blanka says:

    And the moral of the story is not to depend on technology? :)

    • martina says:

      Yes Blanka, I think we’ve started to depend too much on technology, we take everything for granted now and when it goes wrong… it goes really wrong! ;-)

  4. Lisa says:

    And the worse bit, you had to go home and confess to Phil that maybe he was right – or did you lie…..?!!!!

  5. Massimo says:

    La legge di Murphy: uno dei libri più amati della mia gioventù. Certamente il più scherzoso. In effetti, tu Martina, a ben vedere, a volte ne sei la perfetta incarnazione.

  6. Luisa says:

    Scrittrice bagnata, scrittrice fortunata!

    Secondo me, questo inizio, apparentemente nefasto, porterà fortuna alla serie di libri che intendi pubblicare ;)

  7. Luisa says:

    “E bucca mia Santa sia!” Martina poliglotta! …come me! ahahahahaha;)

    Un attimo fa, parlavo bene di te … ti sono giunte onde positive? ;)

RSS feed for comments on this post. And trackBack URL.

Leave a Comment

Now complete the simple calculation - Ora fai questo semplice calcolo


6 − 4 =