How a book is born. Part 1: the What
Come nasce un libro. Parte 1: il Cosa

August 29th, 2012
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How a book is born. Part 1: the What.

It has been said that many of us have a book inside them, or a story to tell.
I can’t say about the others, but from what I remember, I always wanted to tell stories.
As young as four, I used to sit in a circle in the nursery courtyard, with my friends, and I would tell them a story. It could be a traditional one, or a completely made-up one. Or a variation of a traditional one. It depended on the mood.

When I learnt to read, the world became even more exciting. I stopped telling stories, and I started to read them. The possibilities were infinite, endless adventures in unknown worlds, so unlike my ordinary existence.

Then life got in the way. Studies, work, people, circumstances. Everything that is supposed to make you grow up. All was quite different from the books I had read.

Going to live in a foreign Country offered new experiences, another flavour, a new way to look at things.

And the desire to tell a story came back. That is when I asked the first question: What?
What shall I write about? The problem was not lack of ideas, they were plenty.

The problem was being selective: what can I say that has not already been said?
And if it has already been said, can I approach it from a different angle?
And what if no-one wants to hear about it, anyway?
Is it still worth saying?

I answered yes to the last question. And that is when I started to write.

Come nasce un libro. Parte 1. Il Cosa.

Si dice che molte persone hanno un libro dentro, o una storia da raccontare.
Non posso parlare per gli altri, ma per quanto mi riguarda, da quel che ricordo, ho sempre voluto raccontare delle storie.

Già all’età di quattro anni, mi sedevo in cerchio, nel cortile dell’asilo, insieme ai miei compagnetti, e raccontavo delle fiabe. Potevano essere quelle classiche, oppure inventate del tutto. O anche una variante di quelle tradizionali. Dipendeva dall’umore.

Quando ho imparato a leggere, il mondo è diventato ancora più entusiasmante. Ho smesso di raccontare le storie e ho cominciato a leggerle. Le possibilità erano infinite, avventure interminabili in mondi sconosciuti, così diversi dalla mia ordinaria esistenza.

Poi si è messa in mezzo la vita. Gli studi, il lavoro, le persone, le circostanze. Tutte quelle cose che dovrebbero farti crescere. Era tutto così diverso dai libri che avevo letto.

Andare a vivere all’estero mi ha regalato nuove esperienze, gusti differenti, un nuovo modo di guardare alle cose.

E il desiderio di raccontare le storie è tornato. A questo punto ho dovuto farmi la prima domanda. Cosa? Cosa posso scrivere? Il problema non era la mancanza di idee, ce n’erano abbastanza.

Il problema era l’essere selettivi: cosa posso dire che non è stato già detto?
E se è già stato detto, lo posso raccontare da un punto di vista diverso?
E se poi non interessa a nessuno sentirselo dire?
Vale comunque la pena di dirlo?

Ho risposto si all’ultima domanda. Quello è stato il momento in cui ho iniziato a scrivere.

12 Comments to “How a book is born. Part 1: the What
Come nasce un libro. Parte 1: il Cosa”

  1. serena says:

    Wow! Adoro questa nuova sezione che hai inaugurato e non vedo l’ora di leggere il proseguo!
    Io più che inventare storie, inventavo balle. Di brutto. Una volta, in terza elementare, ho scritto un tema in cui avevo usato un fazzoletto da naso come laccio emostatico in un incidente automobilistico. Ovviamente avevo salvato una vita. Che ci posso fare, soffro di manie di grandezza… ;-p

    • martina says:

      Salvare la vita a qualcuno e’ il gesto piu’ grande che si possa fare, mica poco Serena ;-)

      Anche io pero’ raccontavo balle. In colonia avevo detto a tutti i miei compagni che venivo da un paese dove si faceva tutto al contrario: ci mettevamo il cappotto d’estate e la maglietta in inverno, portavamo le scarpe quella destra nel piede sinistro e viceversa, e mettevamo il sale nel caffelatte. Durante i pasti obbligavo gli amici al tavolo a mangiare la minestra con la forchetta e tagliare la carne col cucchiaio. Ci divertivamo un sacco quando mangiavamo (se ci riuscivamo, a mangiare…)

  2. MGM says:

    Poi si è messa in mezzo la vita. Marti, devi scrivere un nuovo libro con questo titolo. Già lo immagino.
    Mi piace il tuo blog, mi piace come scrivi e cosa dici.
    Fammi entrare ancora in quei mondi sconosciuti di cui parli. Mi sentirò ancora a casa.

  3. Don says:

    I’m not sure that this was the process followed by the author of 50 Shades of Grey. In any case you have a gift and I enjoyed your first book. I’m looking forward to what comes next.

    • martina says:

      Glad you liked my first book. Hope the second will be coming soon(ish). The author of 50 shades of grey is extremely successful. I’m sure she thought a lot about the ‘what’ was going to go on inside her trilogy, and she guessed right.

  4. pama says:

    tutti abbiamo qualcosa da scrivere …..penso……ma non tutti hanno il dono della scrittura …….mi piace quello che comunichi e come lo comunichi…….aspetto il proseguo …come nasce un libro???????kisss

    • martina says:

      Il ‘come’ nasce un libro e’ la parte piu’ difficile, e penso l’affrontero’ alla terza puntata. La prossima sara’ sul ‘quando’ nasce un libro. Perche’ pensavo che se anche so il come, ma non ho definito il quando, il libro non puo’ iniziare… ha senso?

      • pama says:

        Penso che un po’ abbia senso e che la domanda sia importante…..ci sono in circolazione milioni e milioni di libri e di conseguenza esistono i relativi scrittori che hanno pensato e realizzato tutti questi libri …e mi sono sempre chiesta ma come nasce un libro. Come dicevo prima un po’ tutti abbiamo qualcosa da raccontare ma non tutti abbiamo il dono della scrittura. Ma ammesso che uno sia anche bravo nello scrivere deve necessariamente attraversare quella fase in cui decide di mettere su carta il proprio progetto. Ecco non so se il momento esatto in cui nasce il libro sia questo……..

        • martina says:

          Direi che quello e’ il momento in cui il libro viene concepito. Pero’ poi c’e’ il periodo di gestazione. E a differenza di quella umana, che e’ pre-determinata, la gestazione di un libro puo’ impiegare settimane, mesi, anni :-) Quella storia che uno pensava di raccontare, deve pian piano prendere forma, i personaggi sviluppare le loro personalita’, i luoghi assumere sembianze specifiche e ben descrivibili, gli eventi poi devono susseguirsi in modo credibile e/o interessante. Almeno credo. E per finire poi, c’e’ il parto, quando il libro viene pubblicato e presentato al mondo. E anche qui ci possono essere complicazioni. Ci sono pero’ sorprese sempre, durante tutto il percorso :-)

  5. Luisa says:

    Io ho finalmente iniziato il tuo libro Martina!

    Ho letto solo il primo capitolo ma sono già entusiasta :)

    mi piace! … Trovo che sia una lettura “leggera” e romantica. Ieri, dopo una lunga giornata di lavoro e qualche incidente domestico (che non sto a raccontare), leggere il libro mi ha fatto tornare il sorriso. Poi, il fatto che sia ambientanto in luoghi che conosco me lo rende ancora più interessante! Immaginavo Clara in quel paesaggio descritto e, quasi, mi sembrava di percepire pure gli odori di quel posto…!

    Martina, a proposito di paese dove si fa tutto al contrario, andando a vivere in Inghilterra, in qualche modo hai realizzato ciò che raccontavi da bambina… Sbaglio o lì fanno tante cose al contrario? ahahah ;) ))

    • martina says:

      Grazie per i tuoi commenti sul libro. Mi auguro che continui a piacerti :-)

      E’ vero che qua fanno tutto al contrario, forse da piccola avevo il presentimento che sarei finita nella terra dove si guida al lato opposto della strada, d’inverno mettono i sandali e d’estate gli stivali, dicono “si, prego” e “no, grazie”; era tutto per far pratica.
      (eppure non ero abbastanza preparata…)

  6. Lisa says:

    I agree, the ideas are the easy bits – it is turning it into a story someone wants to read and continue reading til the end that is the hard part. I saw a documentary of the 50 shades of grey thing recently (wonder if they will spell it “gray” for American audiences?!!) and I think she had the same “luck” as JK Rowling in that she tapped into just what was required at the time. Apparently Ann Summers sales of nipple clamps are up by 70%!!!!

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